18. I dati personali: un tesoro nelle nostre mani e un diritto da tutelare

 

In questi giorni le caselle di posta elettronica degli italiani sono state invase da mail da parte di portali e applicazioni che ci chiedono il permesso di continuare a trattare i nostri dati personali.   Il motivo è che da venerdì 25 maggio è in vigore il regolamento europeo per la protezione dei dati personali. Si tratta di un testo composto da 99 articoli della Commissione europea che tutela la privacy e le informazioni personali dei cittadini europei. Spesso viene chiamato solo Gdpr (acronimo di General Data Protection Regulation). Il nuovo regolamento porterà all’abrogazione dell’attuale Codice Privacy italiano, che risale all’era pre-internet e quindi non è più attuale. Il GDPR infatti è stato studiato appositamente per rispondere all’esigenza di gestione e protezione dei dati alla luce dell’evoluzione tecnologica degli ultimi anni.

Ma perché questo interesse da parte dell’Unione Europea per la tutela dei nostri dati personali?

Ogni giorno condividiamo i nostri dati e le nostre informazioni personali con diverse piattaforme online che ci offrono in cambio l’accesso a servizi multimediali e di comunicazione gratuiti. Nessuno degli utenti dei social media, per esempio, paga un centesimo per le decine di ore settimanali che spende per parlare con gli amici o postare foto e musica. Ma, dato che a questo mondo nulla è gratis, è evidente che in maniera inconsapevole ceda a queste società il diritto di utilizzare i propri dati in cambio di questi servizi.   I nostri dati vengono poi venduti dalle piattaforme online a società di marketing e pubblicitarie e vengono utilizzati per indirizzare meglio e stimolare la nostra propensione all’acquisto di beni e servizi.

Negli ultimi mesi ha creato molto scalpore in tutto il mondo la notizia del furto dei dati personali di oltre 50 milioni di utenti Facebook per opera di Cambridge Analytica, una società inglese che opera da tempo sul mercato dei Big Data.

Quanto accaduto è ormai noto.

Un ricercatore inglese, Aleksandr Kogan, riesce a ottenere l’accesso a 270mila profili da utenti Facebook a cui viene chiesto il consenso per partecipare a una indagine a fronte del quale in seguito avrebbero ottenuto il loro profilo psicologico.

Ciascuno degli utenti di Facebook coinvolti ha utilizzato la app offerta dal professore Kogan usando le proprie credenziali Facebook, consentendo così a loro volta l’accesso alle informazioni dei propri amici, ovvero a tutti i contatti di ciascuno dei 270mila utenti coinvolti. Ciò ha consentito a Cambridge Analytica di metter le mani su oltre 50 milioni di profili Facebook.

Ma come sono stati utilizzati questi dati?.

Di come vengono utilizzati i nostri dati personali e di come possiamo tutelare meglio i nostri diritti grazie all’attuazione del Gdpr parleremo nella prossima puntata di Aula 40 giovedì 31 maggio dalle 10 sulle frequenze di Punto Radio (Fm 91.1-91.6) e in streaming sulla web tv del Cnr (www.cnrweb.tv) insieme a:

  • Valentina Amenta, responsabile unità aspetti legali e contenzioso del Registro .it,
  • Rosaria Deluca, responsabile ufficio gestione privacy dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Cnr (Isti-Cnr) e dell’Area della Ricerca del Cnr di Pisa ;
  • Domenico Laforenza, direttore del Registro. it e dell’Istituto di informatica e telematica del Cnr (Iit-Cnr) e Presidente dell’Area della Ricerca del Cnr di Pisa;
  • Anna Monreale, ricercatrice e docente presso il dipartimento di informatica dell’Università di Pisa;
  • Maurizio Tesconi, ricercatore dell’Istituto di informatica e telematica del Cnr (Iit-Cnr).

In collegamento telefonico:

  • Francesco Paolo Micozzi, avvocato, si occupa di diritto penale, con particolare interesse per il diritto dell’informatica, delle nuove tecnologie, privacy e diritto d’autore.

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